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CENNI STORICI

Dal X al IV secolo a.C. l’area di Scheggia e Pascelupo, come buona parte dell’alta valle del Tevere e fino ai massicci appenninici, fu abitata dagli Umbri che elessero Gubbio loro capitale religiosa e che Plinio il Vecchio, nella sua “Naturalis historia”, descrisse come “la popolazione più antica d’Italia”.  

Documenti e alcuni ritrovamenti archeologici individuano nell’aera del nostro Comune il Tempio di Giove Pennino, santuario oracolare Umbro poi romanizzato del quale però ad oggi non è data conoscere l’esatta localizzazione, nonostante una radicata tradizione lo porrebbe alla Piaggia dei Bagni, nei pressi del Ponte a Botte, lungo la via Flaminia in direzione di Fano. 

Con la romanizzazione della regione, compiutasi dopo la Battaglia delle Nazioni (Battaglia di Sentino, 295 a.C.) che pose fine alle guerre sannitiche, l’attuale territorio comunale, e in particolare proprio Scheggia, assunse una rilevante importanza militare sia per la logistica con la prossimità del valico appenninico che per la posizione di controllo strategico sul nodo stradale rappresentato da tre vie di comunicazione di fondamentale importanza militare ed economicala consolare Flaminia e le attuali vie Eugubina e Arceviese le quali, per grandi linee ricalcano ancora oggi gli antichi tracciati.. 

Ad Ensem (o in altri talvolta ad Haesis) è il nome più antico che si conosca di Scheggia e ormai parrebbe vacillare la teoria che identificava il nostro Capoluogo con l’antica  Luceoli, anch’essa città di fondazione umbra divenuta municipio romano nel I secolo a.C. e oggi identificata dagli storici con l'attuale Pontericciòli (Pons Luceolis), nel territorio del comune di Cantiano. 

Ad Ensem, fu dapprima una mutatio, ovvero una stazione per il cambio di cavalli, e successivamente, con ogni probabilità, una postazione militare di una certa rilevanza di carattere militare dalla quale potrebbe derivare il nome latino. E’ infatti utile ricordare che esis (sostantivo maschile, III declinazione), che in latino significa “spada”, all’accusativo singolare diventa ensem, (ensem recludo = sguainare la spada) ma anche, con accezioni diverse e in senso figurato assume il significato di  guerra, combattimento, soldato e uomo armato. A proposito dell’antica Ad Ensem esistono specifici rimandi cartografici sia nella Tabula Peutingeriana (copia del XII-XIII secolo di un'antica carta itineraria delle vie militari dell'Impero romano oggi conservata presso la Hofbibliothek di Vienna) che nella carta denominata “Itala Antiqua” nelle Galleria delle Carte Geografiche, dipinta tra il 1581 e il 1583, nei Musei Vaticani. 

Nel corso della Guerra Gotica (535-553), la Statio Ad Ensemtrovandosi ai margini del teatro della battaglia di Tagina (luglio del 552), che contrappose l’esercito bizantino di Narsete a quello condotto dal re ostrogoto Totila, venne rasa al suolo. Ricostruita dai Bizantini intorno al 600 come avamposto a controllo dei Longobardi, il nuovo agglomerato urbano, sorto sulle rovine della Statio romana, prese il nome di Schiza (dal greco σχíζα, “scheggia” appunto). Nell’anno 881 subì il saccheggio dei Saraceni e tra il 915 e il 917 quello delle orde degli Ungari. 

Elevata a dignità di castello nel 927 nel 1155, la Schiza fu posta, da Federico I Barbarossa, sotto la giurisdizione di Gubbio nella cui orbita politico-amministrativa rimase per tutto il Medioevo fino all’annessione, nel 1396, di quel Libero Comune al ducato di Urbino. Passò poi allo Stato Pontificio nel 1631 e quindi amministrata, dal 1808 al 1815, dal Dipartimento del Metauro del Regno d’Italia di Napoleone Bonaparte. Infine, con l’Unità, entrò a far parte del Regno d’Italia (1860). 

Al contrario di Scheggia, Pascelupo, che si trova a circa  undici chilometri dal Capoluogo, non ha origini romane trattandosi di uno straordinario avamposto fortificato edificato nel medioevo in forma di castello murato a pianta circolare.  

Scheggia e Pascelupo, che furono due entità comunali diverse, l’8 novembre 1878, vennero riunite in un'unica municipalità. Testimonianza iconografica di quella unione è lo Stemma Comunale che riporta, in un’unica arma araldica, i simboli dei due borghi. Il Comune di Scheggia e Pascelupo, che territorialmente è il più esteso nell’ambito del Parco Regionale del Monte Cucco, è anche l'ultimo comune umbro sulla via Flaminia in direzione di Fano e sulla via Arceviese in direzione di Senigallia. 

 

IL TERRITORIO   

 

 

DA VEDERE

Badia di Santa Maria di Sitria

Fondata all’inizio dell’XI secolo da San Romualdo, la chiesa romanica (XII-XIII sec.) è a navata unica con volta a botte e presbiterio rialzato. La sottostante cripta è sorretta da una sola colonna romana in granito con capitello corinzio.

 

Abbazia dei Santi Emiliano e Bartolomeo in Congiuntoli

Costruita nella seconda metà del 1200 l’edificio romanico – gotico sorge lungo la via Arceviese in direzione di Sassoferrato, al centro di una piccola valle alla confluenza del Rio Freddo con il Sentino (“congiunzione” da cui l’Abbazia trae il suo toponimo).

 

Eremo di San Girolamo detto anche di Monte Cucco

Il complesso romanico è arroccato su uno sperone roccioso del versante orientale del massiccio del Monte Cucco strapiombante per centinaia di metri sulla valle del Rio Freddo. L’eremo, fondato nell’XI secolo, non è visitabile vigendo per esso la clausura nella quale i monaci benedettini vivono il loro eremitaggio.

 

Santuario di Monte Calvario

Con una suggestiva vista su Scheggia, questa piccola chiesa, edificata a partire dal 1682 e consacrata nel 1729 è caratterizzata da una cupola cilindrica a tamburo. All’interno, degni di nota, sono Crocifisso ligneo del XVI secolo e una statua della Vergine Addolorata.

 

Ponte a Botte

Costruito nel 1806 e poi distrutto nella seconda guerra mondiale dalle truppe tedesche in ritirata venne ricostruito nel 1946. Conosciuto anche come ”Ponte della Scheggia” e “Botte d’Italia”, deve il suo nome alla particolare struttura ingegneristica con un’apertura circolare di ventidue metri di diametro.


Per maggiori informazioni sulla storia del Comune di Scheggia e Pascelupo è possibile scaricare il libro contenente le note critiche e storiche a cura di Don Pio Paolucci.


 

 

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